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Comunicazione in base alla EU Cookie Law e ai decreti legislativi 69/2012 e 70/2012 e quindi al provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014 ( http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884)


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Il Gruppo di artisti trentini de “La Cerchia” festeggia

i 25 anni di attività – 1986-2011 – con la mostra

Un tempo nell’arte”

(di Angelo Siciliano)

 

Son passati 25 anni dall’anno di fondazione del sodalizio “La Cerchia” di Trento. E sono l’arco di vita di un giovane, che s’avvia a varcare la soglia della prima maturità personale.

L’associazione, pensata a Pergine Valsugana da un gruppo di artisti, nasceva ufficialmente con la stesura dello Statuto, il 15 gennaio 1986, e debuttava con un’esposizione nella trattoria ‘Vecchia Pergine’. Ora si appresta a festeggiare la ricorrenza del 25° della propria fondazione con la mostra d’arte collettiva, “Un tempo nell’arte”, come ha fatto in tanti anni passati insieme, attraversando bonacce e tempeste che il fare arte comporta. Soprattutto quando ci si doveva confrontare, talvolta anche duramente, con chi gestisce gli spazi espositivi pubblici e la politica dell’arte a livello locale.

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Mostra: NEL GIARDINO DELLE ESPERIDI
Palazzo Trentini dicembre 1999

 La mela e i pittori della Cerchia

(Di Franco de Battaglia)

 

....ed ecco allora la scelta di un gruppo di pittori di continuare ostinatamente a scegliere la pittura (fatta di materia, di linee disegnate usando le mani, gli impasti della terra, i colori della natura, non succubi di scorciatoie ora tanto diffuse da divenir stucchevoli, non autoappagati dal manipolare pellicole impressionate dall’otturatore fotografico) per esprimere la vita, per rilanciare la vita, per riproporla come messaggio da seguire nella sfida fra bene e male, fra conoscenza responsabile ed aggressività. Ecco la voglia di avere coraggio, di rimettersi in discussione, di dialogare fra tradizione e futuro , dentro la comunità. Ecco, attorno a questo tema centrale, la scelta di uscire dal narcisismo stanco, barocchistico, che si esaurisce in un momentaneo stupore, per ritrovare invece un nuovo patto fra l’arte e la cultura, per riprendere un discorso di comunicazione fra le generazioni, per riportare dentro la tela, un altro protagonista del fare arte, essenziale come il pittore e la sua mano: il cuore e la mente di chi guarda.

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Cinque Sentieri

(di Giuseppe Calliari)

Il pozzo notturno.

Con scarto verso l’astrazione si collocano, con severo rigore introspettivo, il maestro dell’incisione cileno Jaime Cruz e due autori perginesi la cui vicenda artistica si è declinata spesso in simbiosi: Bruno Degasperi e Carlo Girardi. Nella controllata ricerca formale dell’autore latinoamericano, con il quale La Cerchia vanta una lunga e profonda amicizia, la vibrazione emotiva si coniuga alla contemplazione intellettuale, in una sintesi stupefacente. Nelle “superfici” di Degasperi il segno ricerca la consistenza della materia per catturare in più modi la luce, e dispone con sicurezza le sezioni formali. In Girardi l’inclinazione ad un “lirismo freddo e visionario” convoca materiali comuni per ricomporre tasselli di un universo il cui codice è alluso da arcani simboli. Anche Livio Conta appartiene a questo capitolo, con il paesaggio cosmico che più della realtà visibile riflette un’immagine interiore, metafisica, emersa d’un tratto alla visione.

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Associazione di artisti perché?

(di Dietlinde Assmus germanista ed artista)

 

……….ciò che ci affascinò fu proprio il rapporto che abbiamo sperimentato tra di loro e con noi (con il Kemptener Kunstkabinett di Kempten) era segnato di tanta libertà e spontaneità, di profondo rispetto verso ognuno come verso il suo modo esprimersi; c’era anche l’entusiasmo per l’arte che spinge a dare il meglio di sé. I membri del gruppo erano (e sono) tanto diversi tra loro e nelle loro espressioni, ma questa diversità vista come arricchimento era il valore più grande. ……Certo che il gruppo La Cerchia non ha quel significato artistico di scrivere capitoli sconvolgenti nella storia dell’arte europea e mondiale – per i membri del gruppo un tale pensiero li farebbe ridere con quell’umore secco caratteristico loro. Ma rimanere insieme, essere in cammino insieme su un’intuizione presa vent’anni fa non è roba da poco e tutt’altro che normale.

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La storia de “La Cerchia”

(di Alessandro Franceschini)

 

«Un gruppo "è" collettivo nella misura con cui sa diventare comunità in grado di accogliere "in gentilezza" le singolarità e armonizzarle». Con queste parole Mariano Fracalossi, fondatore e per molti anni una delle principali "anime" del Gruppo di Artisti Trentini "La Cerchia", spiegava il pensiero che si nasconde dietro il progetto di raccogliere sotto un sodalizio artisti di diversa formazione e di dissimili poetiche. L'obiettivo dell'associazione – spiega Fracalossi – non è quello di uniformare l'estro dei singoli alla missione di un gruppo, come è accaduto in molti casi durante il Novecento. Ma esattamente il contrario: il gruppo si alimenta della diversità dei singoli e le peculiarità di ciascuno non sono un punto di debolezza ma un motivo di forza. Forse per questo gruppo di artisti sopravvive dopo molti anni dalla sua fondazione, ed ha saputo rinnovarsi, superare le crisi, proseguire nel cammino anche quando, a mancare, sono stati i compagni di viaggio più motivati.

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I M M A G I N I  A L  P R E S E N T E
(di Marcello Nebl)


Il gruppo di artisti trentini ‘La Cerchia’ nasce nel 1986 a Pergine, grazie all’iniziativa del grande pittore e incisore Mariano Fracalossi (1923-2004). In questi ventisei anni di vita confluiscono nell’associazione decine di artisti, molti dei quali rappresentano le vette più elevate dell’arte trentina della seconda metà del Novecento. Hanno infatti fatto parte de ‘La Cerchia’ grandi maestri come, oltre al già citato Mariano Fracalossi, i compianti Remo Wolf (1912-2009), Carlo Bonacina (1905-2001), Silvano Nebl (1934-1991), Marco Bertoldi (1911-1999), Cirillo Grott (1937-1990), Cesarina Seppi (1919-2006), Alberto Graziadei (1907-1995), Lino Lorenzin (1921-1996). Il gruppo oggi ha sede a Trento ed è composto da dodici artisti: Carla Caldonazzi, Livio Conta, Paolo Dalponte, Bruno Degasperi, Domenico Ferrari, Adriano Fracalossi, Tullio Gasperi, Carlo Girardi, Pierluigi Negriolli, Giorgio Tomasi, Ilario Tomasi ed Elisa Zeni.

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Incontro promosso da “la Cerchia”

Associazione tra artisti: perche?”

Venerdi’ 1 dicembre 2006
Sala dell’Aurora di Palazzo Trentini

(di Alessandro Franceschini)


………”La Cerchia”: un’associazione di artisti che da vent’anni si propone sul palcoscenico del mondo con sempre rinnovato fervore. La Cerchia non è, come una lettura superficiale potrebbe indurre, uno stretto sodalizio di artisti autoreferenziali, ma piuttosto un “cerchio” di donne e uomini che si danno la mano nel girotondo dell’Arte, pronti ad aprire il gioco a tutti coloro che ne sono appassionati e che ne riconoscono il suo strumento educativo e liberatorio dalla cupidigia e superficialità della società moderna. Questo gruppo non si limita all’esecuzione di opere e all’organizzazione di mostre a tema, bensì anche per il suo essere voce critica e indipendente, sia a difesa dell’arte, sia all’espressione libera degli artisti.E ciò avviene organizzando certamente esposizioni, ma anche attivando momenti di dibattito pubblico e non ultimo, prendendo carta e penna per esporre, pacatamente sui quotidiani, un autonomo punto di vista inerente temi dell’arte, la gestione e implementazione delle politiche culturali in ambito locale.

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Addio fiorito asil

(di Mario Cossali)

 

L’esodo di Vermiglio in Val di Sole nel 1915, tragico come tutti gli esodi in Trentino di quella maledetta estate, quelli di allora come quelli, biblici e terribili, di oggi, è al centro con questa mostra non solo e non tanto del ricordo dell’arte, ma alla base di una vera e propria reinterpretazione dei sentimenti, che sotto la sua lente riescono a conservarsi, pur nelle mutazioni epocali, nel tempo. Ancora nel 1915 Sigmund Freud si augurava: “Torneremo a ricostruire tutto ciò che la guerra ha distrutto, forse su un fondamento più solido e duraturo di prima.” Ma il fondamento non era né stabile, né solido, non poteva esserlo, viste le premesse, riassunte dal massimo disprezzo della vita umana, in specie dei più deboli e indifesi socialmente, e che non a caso negli anni seguenti furono portate alle estreme conseguenze e ancora oggi, nonostante tutto, progressi della democrazia e della tecnica inclusi, si fanno sentire come ferite dolorose.

 

Queste brevi considerazioni per indicare in una sorta di contrappasso la vitalità permanente dello spirito dell’arte che ebbe allora e dimostra anche oggi la forza di passare attraverso il tumulto di accesi contrasti, di feroci conflitti, di barbari avvenimenti che riducono l’umanità a schiava dei suoi vizi peggiori. L’arte riesce, nonostante tutto, anche dividendosi, a tener viva una sete di autenticità e di verità, come dimostrano oggi il Comune di Vermiglio e l’Associazione La Cerchia con il suo gruppo di protagonisti creativi.

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IL GIARDINO DELLE ESPERIDI: NOTE A MARGINE DELLA MOSTRA

(Di Gabriella Belli)

 

…..A scorrere il bel volume che La Cerchia ha voluto dedicare a tanti sforzi e risultati, ottenuti in anni di sistematico e coerente lavoro da parte di tutti i componenti il gruppo, più facilmente oggetto di un’attenzione critica di livello extraterritoriale che locale, si ritrovano i presupposti di un cammino culturale e storico-artistico, che coincide in senso lato con l’identità storica della nostra regione, intendendo con questo il rivelarsi nel loro lavoro di una tradizione che, grazie a queste presenze, entra proprio nel vivo della contemporaneità e trova i suoi presupposti nella storia artistica del Trentino di questo nostro secolo. Il problema dell’identità è del resto la risultante principale di qualunque dibattito serio sulle questioni dell’arte e sull’idea di appartenenza ad uno piuttosto che ad un altro gruppo. Il condividere gli stessi ideali non è una condizione necessaria o esclusiva per l’appartenenza, soprattutto nel campo dell’arte, dove la creatività dovrebbe a ragione porsi come atto originale e squisitamente individuale. Semmai è la volontà comune di ricercare strade e modi di appartenenza appunto, in senso più ampio, quello che si potrebbe definire l’appartenenza ad un ciclo storico e cronologico ben determinato, senza per questo provocare defezioni o tradimenti rispetto alle proprie singole specificità e individualità appunto.

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